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Generazione 2.0

L'esercito dei "quasi giornalisti" del web

Nell'era dei new media tutti possono trovare pubblico e attenzione, o almeno provarci. E' forse finito il predominio dei grandi editori o delle testate tradizionali? Da Lsdi.

AdminSito
giovedì 3 aprile 2014 16:27

Dan Gillmor
Dan Gillmor

Nell'odierno ecosistema dell'informazione, tutti possono trovare pubblico e attenzione, o almeno provarci. Teoricamente, nel mondo dei bit è finito il predominio dei grandi editori o delle testate tradizionali: l'etichetta di "new media" abbraccia blogger e aziende, enti non-profit e siti sparsi. Come spiega il noto autore e docente Clay Shirky, "la produzione editoriale non è più un'industria, ma un pulsante sul web".

A fronte dell' info-tainment dei brand pubblicitari (dalla Coca-Cola a Red Bull), cresce così anche l' offerta giornalistica proposta da gruppi di attivismo, dai progetti di citizen-journalism e dal settore non-profit. Lo sottolinea un intervento del veterano giornalista Usa, Dan Gillmor, il quale li raggruppa in settore a sé: i "quasi giornalisti".

Anche in contrapposizione al rapporto State of the News Media , recentemente diffuso dal Pew Research Center, Gillmor sottolinea che gruppi come Human Rights Watch, l'American Civil Liberties Union e il Cato Institute sono «sempre più impegnati nella produzione di informazione fatta in proprio», e anzi «vanno assai in profondità su temi a cui sono interessati e che è vitale vengano pienamente compresi dai cittadini».

In particolare, Human Rights Watch ha avviato delle partnership con Upworthy e altre organizzazioni, tra cui ProPublica e Climate Nexus, per un progetto giornalistico finalizzato a incrementare la credibilità pubblica su temi quali diritti umani e cambiamento climatico.

Ciò grazie anche alla disponibilità di centinaia di volontari sparsi nel mondo e pronti a raccogliere punti di vista diversi in loco, oltre che alla propria rete di avvocati, esperti e accademici già impegnati su questi temi. Un po' come avere un esercito di «corrispondenti esteri ciascuno dei quali è un attento conoscitore delle strutture socio-politiche di un certo Paese».

Ricorrendo agli strumenti di Internet e al social web, diventa così possibile avviare simili partnership trasversali, nell'ambito di una strategia mediatica mirata a un pubblico di nicchia ma qualificato che vuole rimanere aggiornato su temi di portata "glocale". Un trend che merita attenzione.

(Fonte Lsdi. E su http://www.lsdi.it/ un'ampia sintesi dell'articolo di Gillmor su Slate)

 
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