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Giornalisti&/Giornalismi

Renzi dopo Berlusconi: il tiro al cronista scomodo

Prima c'era l'editto bulgaro di Berlusconi. Poi sono arrivate le pagelle della Leopolda. Ora siamo alla richiesta di licenziamento per Giannini e Ballarò.

AdminSito
venerdì 29 gennaio 2016 16:47

Da Articolo 21.
"E' caccia aperta ai giornalisti "ansiogeni" che non piacciono alla politica Prima ci ha pensato Grillo con il suo concorso dedicato al peggior cronista che poi sarebbe quello che non piace a lui e ai suoi, per non parlare degli insulti somministrati a questo o a quel cronista. Poi Renzi ha pensato bene di fare le pagelle e di indicare al pubblico ludibrio giornali e giornalisti "ansiogeni", che poi sarebbero quelli che non cantano le sue lodi almeno cinque volte al dí.

Un suo parlamentare, nei giorni scorsi, ha chiesto la "testa" di Massimo Giannini, la chiusura di Ballarò e la cacciata del direttore di Rai 3 Andrea Vianello.Berlusconi e i suoi per ora tacciono perché hanno già dato e sfatto molto nel precedente ventennio.

Per quanto ci riguarda non ci piace lo spettacolo e neppure i suoi interpreti a prescindere dal loro colore e dalla loro collocazione politica. Gesti e parole sono simili e ricordano alcune delle più brutte pagine della storia d'Italia, passata e recente.

Articolo 21 promuoverà una iniziativa nazionale per contrastare i bavagli e le minacce, quelle vecchie e quelle nuove. Quello che non ci piaceva ieri, non vi è ragione alcuna per condividerlo oggi".

Dal sito della Fnsi
"E' Legittimo criticare il lavoro dei giornalisti, ma se dalla critica si passa alle minacce si svelano le reali intenzioni di chi attacca i cronisti: tentare di imbavagliare la stampa e limitare la libertà di espressione". Lo affermano in una nota il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e il segretario dell'Usigrai, Vittorio Di Trapani.

"L'ultimo, l'ennesimo, caso di tiro al cronista - proseguono Lorusso, Giulietti e Di Trapani - riguarda Massimo Giannini e la puntata di "Ballarò" andata in onda martedì 26 gennaio: i temi trattati hanno urtato la sensibilità del politico di turno che subito ha chiesto di licenziare il giornalista, chiudere la trasmissione e rimuovere il direttore di Rai 3. Un fatto gravissimo che segue di pochi giorni un'altra violenta campagna in cui il Servizio pubblico veniva etichettato come fascista. Viviamo ancora in una Repubblica dove vige la libertà di espressione, ma episodi come questo e troppi altri, di vera e propria intimidazione ai danni dei giornalisti, destano preoccupazione perché tradiscono le intenzioni, trasversali a tutta la classe politica, di zittire chi fa informazione. L'intera categoria, ma anche l'opinione pubblica, devono mobilitarsi a difesa della libertà di espressione che è uno dei pilastri della democrazia".