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Generazione 2.0

Oscurare i siti non si può: parola della Cassazione

Sarà più difficile censurare i blogger. Secondo i supremi giudici è in gioco la libertà di pensiero. Annullato il seuqestro di un sito-blog.

Desk2
mercoledì 12 marzo 2014 16:06

Sarà più sempre più difficile censurare i blogger. Parola di Cassazione che ricorda come il ricorso a misure cautelari che inibiscono la scrittura dei diari in rete impedisca il diritto ad esprimere il proprio pensiero, mettendo in gioco la libertà di pensiero tutelata sia dalla Costituzione che dalle Convenzione europee.

«In casi del genere - si legge in una nota della la Quinta sezione penale - il vincolo non incide solamente sul diritto di proprietà del supporto o del mezzo di comunicazione, ma sul diritto di libertà di manifestazione del libero pensiero che ha dignità pari a quello della libertà individuale e che trova la sua copertura non solo nell'art. 21 della Costituzione ma anche - in ambito sovranazionale - nell'art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo». Sulla base di questo principio, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale di Udine che, nell'aprile 2013, aveva disposto il sequestro preventivo del sito internet ilperbenista.it gestito da Marco B. indagato per diffamazione per avere pubblicato sul sito che conteneva anche un blog «messaggi e commenti che con il pretesto di una critica politica scivolavano sul terreno della gratuita volgarità e dell'attacco personale».

Contro il sequestro di questo sito, Marco B. ha fatto ricorso in Cassazione con successo, lamentando che la misura cautelare del sequestro era di «eccezionale gravità» paragonabile «al sequestro delle rotative di un giornale». Tutt'al più, ha suggerito la tesi difensiva, il provvedimento cautelare poteva essere limtato «ai singoli post che si ritenevano diffamatori». Piazza Cavour - sentenza 11895 - ha accolto la linea difensiva e ha annullato il sequestro preventivo del sito con relativo blog.

«In caso di sequestro di un blog - spiega in proposito la Cassazione -, l'inibitoria che deriva a tutti gli utenti della rete all'accesso ai contenuti del sito è in grado di alterare la natura e la funzione del sequestro preventivo, perchè impedisce al blogger la possibilità di esprimersi». Piazza Cavour pone l'attenzione sulla ricaduta di una misura cautelare di questo genere su un supporto «destinato a comunicare fatti di cronaca ovvero espressioni di critica o denunce su aspetti civili della vita pubblica». Ebbene, la Cassazione ricorda che, in casi del genere, «il vincolo non incide solamente sul diritto di proprietà del supporto o del mezzo di comunicazione, ma sul diritto di libertà di manifestazione del pensiero» tutelata sia «dalla Costituzione che dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, nonchè dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue».

La Suprema Corte ha poi ricordato che «lo sviluppo di un blog sul dominio internet rappresenta una modalità fisiologica e ordinaria dell'utilizzo del bene, per cui non si ravvisa alcun elemento da cui poter inferire che vi sia un tale rischio, nè potrebbero essere individuati ulteriori elementi da parte del Tribunale del riesame».